venerdì 26 aprile 2013

Iron Man 3


Il filone "cinecomic" mi ha sempre entusiasmato; lo trovo l' ennesimo esempio di come il cinema sia capace di fagocitare qualsiasi cosa e farlo proprio, di conseguenza difficilmente me ne perdo uno e si, ho visto anche quell' orrore di Spawn.
Faccio una piccola premessa: nella battaglia tra le due case madri Marvel e DC io sto dalla parte di quest' ultima: Superman, Batman, Flash evocano un fascino molto più profondo dei loro colleghi vendicatori. L' unico personaggio che mi intriga davvero ma davvero tanto è Silver Surfer, ma visto che i diritti dei Fantastici Quattro non sono di proprietà Marvel credo che la probabilità di vederlo sfrecciare nella galassia sia improbabile.


Tony Stark è stato la pietra focale su cui la Marvel ha creato il progetto The Avengers, grazie al successo del primo capitolo Thor, Capitan America e via discorrendo hanno trovato la via della luce e dell' affermazione. Difficile negare come Iron Man sia un esempio ben riuscito di un cinecomic targato Marvel: ritmo serrato, protagonista istrionico e divertente, colonna sonora aggressiva e assolutamente calzante. Ottima partenza, insomma. Al capitolo numero due invece si registra un passo indietro: troppa carne al fuoco e ritmo che ne risente. Questo terzo capitolo presenta innanzitutto un cambio alla regia dove Jon Favreau lascia spazio a Shame Black, al suo secondo film dopo Kiss, Kiss, Bang, Bang. Inoltre sembra che abbia abbandonato i toni scanzonati e abbia preso una deriva più dark.


Il film parte con la voce fuori campo di Stark che subito filosofeggia sulla creazione di demoni e già dopo 30 secondi mi trovo a storcere il naso. Voglio Iron Man, non il Cavaliere Oscuro. 
Questa sensazione di essere in sala ad assistere ad una copia sbiadita del film di Nolan non mi abbandona per parecchio tempo, fa anche capolino un rimando al Dottor Manhattan di Watchmen. Tanto Tony Stark, poco Iron Man. Tanta umanità con le relative fragilità e poco supereroe. Questa discesa verso l' introspezione psicologica del personaggio da una parte appare interessante ma alla fine si riduce semplicemente a una parabola di ascesa-caduta-rinascita che nulla aggiunge a quanto già si sapeva e cosi i momenti più riusciti rimangono sempre quelli in cui Tony Stark veste i panni di Iron Man e alcune gag fisiche con l' armatura. Sorvolo invece completamente la parentesi disneyiana con il bimbo nel paesino sperduto perchè quello è veramente troppo. Nonostante questi, a mio modesto parere, difetti che travisano l' impostazione data nel primo film la pellicola scorre via grazie a sequenze di combattimento ben orchestrate, in particolar modo il combattimento finale.
Menzione speciale per i titoli di testa (che poi sono in coda): davvero spettacolari.
Apro un' altra parentesi. Ma Guy Pearce oramai fa solo ruoli ambigui? Da Il discorso del re in poi ha collezionato una quantità impressionante di personaggi oscuri. E poi quelli del make up con lui si divertono come se fossero davanti a un pupazzo.


Insomma questo Iron Man 3 mi ha lasciato abbastanza deluso. Questa trilogia è partita con il botto per poi scendere di molto nel secondo capitolo e risollevarsi leggermente nel terzo ma senza toccare le vette del primo episodio o la freschezza del personaggio visto in The Avengers. E, dolcis in fundo, la frase pronunciata a epilogo dei titoli di coda dopo la scena "easter egg" mi ha fatto lasciare il cinema con le pive nel sacco. Ma dai.
VOTO:



sabato 13 aprile 2013

Jack Reacher - La Prova Decisiva


Regia: Christopher McQuarrie

Cast: Tom Cruise, Rosamund Pike, Werner Herzog, Robert Duvall, Richard Jenkis

Genere: Azione

Produzione: (USA, 2012)

Trama: In una cittadina dell' Indiana vengono uccise cinque persone da un cecchino. Le prove raccolte sono schiaccianti e viene arrestato un ex militare che, prima di cadere in coma a causa di un pestaggio, fa un solo nome: Jack Reacher.



Jack Reacher è un personaggio letterario famoso negli Stati Uniti. Il suo ideatore, Lee Child, gli ha dedicato libri e non sembra intenzionato a fermarsi. Ma chi è, questo Jack Reacher? Cito testualmente dall' introduzione del primo libro, Zona pericolosa. "Nome: Jack Reacher, ex agente della polizia militare, un vero duro, distintosi per coraggio e onestà nelle molteplici azioni in cui è stato impegnato fino a diventare una leggenda vivente". A occhio e croce, con questa descrizione Hollywood può sfornare film da ora all' infinito. A dare il volto a questo super poliziotto è stato chiamato Tom Cruise, reduce dal successo di Mission Impossible 4 e tornato nell' olimpo delle superstar dopo qualche passaggio a vuoto tra Scientology e divorzio; l' equazione è semplice: Tom + personaggio super fico = milioni a palate. Cosa che puntualmente al botteghino è avvenuta.


La prova decisiva è tratto dall' omonimo romanzo (il nono) e si presenta sulla falsa riga degli action che negli ultimi tempi hanno preso il sopravvento: un eroe super tosto senza la minima macchia, indistruttibile e in grado di compiere ogni cosa; quindi non abbiamo un nuovo Jason Bourne o Ethan Hunt, quanto piuttosto un richiamo ai "last action heroes" degli anni '80. Purtroppo Tom Cruise non è Sly e la regia è abbastanza scialba non facendo mai decollare il film ma lasciandolo in un limbo in cui non è ne un action contemporaneo, ne un puro old style e per i miei gusti personali è un peccato grave.


Al netto delle considerazioni sulla direzione intrapresa dal genere d' azione in generale, alcune scene risultano godibili e al di la di tutto si è curiosi di vedere come quest' uomo integerrimo solo con la morale riuscirà a sbrogliare la situazione e, a dirla tutta, mi ha fatto voglia di leggere i libri. Rimane una confezione patinata ma con dei bordi rovinati e un contenuto scarno. Se Tom Cruise non convince appieno invece ci sono Robert Duvall e Werner Herzog che fanno la parte dei vecchi leoni mai domi e riescono a catturare l' attenzione.
VOTO:


giovedì 11 aprile 2013

Di nuovo in gioco

Regia: Robert Lorenz

Cast: Clint Eastwood, Amy Adams, Justin Timberlake, Chelcie Ross

Genere: Drammatico 

Produzione: (USA, 2012)

Trama: Gus è un talent scout di successo da decenni, tuttavia l' incedere dell' età gli ha danneggiato la vista facilitando il compito a chi vorrebbe sostituirlo con metodi più scientifici. La figlia cercherà di aiutarlo e, contemporaneamente, a recuperare un rapporto danneggiato da ormai troppi anni.




Due notizione hanno accompagnato l' uscita di questo film. La prima, Clint Eastwood torna a recitare dopo quattro anni dalla sua ultima apparizione inGran Torino; la seconda, ancora più sconvolgente, è
che non è il regista di sè stesso. L' ultima volta è stato nel 1993, vent' anni fa. Questo mi ha portato a pensare che il fortunato regista deve godere di una stima notevole da parte del totem del cinema classico americano e di fatti leggo sui vari siti che si tratta dell' opera prima di Robert Lorenz, produttore o assistente di lungo corso. Poi scopro che parliamo di baseball, filone cinematografico a parte nel cinema americano, e subito mi torna in mente quella perla luccicante che è stato Moneyball. Posso dire che sono rimasto parecchio intrigato.


Tuttavia le aspettative vengono rispettate solo parzialmente. L' idea di mostrare un "eroe analogico" come il vecchio talent scout che usa letteralmente ognuno dei sensi di cui è a disposizione per capire se ha di fronte un campione nell' era del computer e delle statistiche (sembra il lato opposto della medaglia di Moneyball, again) non riesce ad essere completamente convincente. Eastwood si limita a fare il vecchio tignoso e la sua parabola narrativa non si stacca mai dalla previdibilità. Anche Justin Timberlake risulta un personaggio bidimensionale e scontato.
Dove invece il film diventa appassionante è nel rapporto padre figlia. La costruzione dei dialoghi e l' ottima alchimia tra Eastwood (qui si molto bravo) e la Adams lascia l' impressione che i due siano realmente parenti: alcuni sguardi e silenzi tra i due lasciano uno spazio che non appare vuoto ma pieno di significati vissuti in momenti precedenti agli eventi del film. Mi è capitato poche volte di riuscire a sviluppare un' empatia cosi marcata.


In mezzo a questa altalena tra delusione e convinzione si inserisce il baseball, sport misterioso e complicato. Non so perchè, ma nei film sembra uno sport fico e mi entusiasma guardarlo poi appena spengo il televisore mi dimentico persino che esista. Potenza del mezzo cinematografico. In questa pellicola viene mostrato un mondo di nicchia come quella dei talent scout, fatta di campi di provincia e motel dimenticati da Dio. Ovviamente l' ho trovato piacevole, almeno per due ore.
Per finire, menzione a John "stai per entrare in una valle di lacrime" Goodman, più invecchia e più migliora.
VOTO:

mercoledì 10 aprile 2013

Jimmy Bobo - Bullet To The Head


Regia: Walter Hill




Cast:
Sylvester Stallone, Sung Kang, Sarah Shahi, Jason Momoa, Christian Slater


Genere: Azione

Produzione: (USA, 2013)

Trama: Jimmy Bobo è un sicario. Al momento di incassare la diaria per l' ultimo lavoro eseguito, un mercenario uccide il suo compagno. Per risalire al mandante e compiere la sua vendetta, Jimmy si allea controvoglia ad un poliziotto di New York, inviato li per indagare.




C' erano una volta gli anni Ottanta in cui il cinema action era caratterizzato da uomini granitici,
semplicemente inarrestabili fino al raggiungimento del proprio obiettivo. La trama era semplice: abbiamo un buono e un cattivo. Il cattivo fa qualcosa di cattivo. Il buono ammazza tutti quelli che si frappongono tra lui e il cattivo. Duello finale con il cattivo e conclusione. Lineare e facile da seguire, niente arzigogoli di regia in cui l' unica cosa che contava (e per cui la gente pagava il biglietto) era l' eroe: icone come Stallone e Schwarznegger. Oggi invece il film d' azione puro non esiste più. Colpa del mercato e dell' inesorabile scorrere del tempo, ma ecco che il nostro Sly negli ultimi anni ha cominciato un' opera di rivisitazione di quel cinema, proprio come il western crepuscolare tornato in auge grazie a Eastwood con Gli Spietati.

Andare a vedere Jimmy Bobo è un semplice atto di devozione a quel cinema, non ci sono altri modi per dirlo. Nel caso il nome di Stallone non basti, sappiate che il regista è Walter Hill. Chi è costui? Come tanti eroi 80's alcuni si sono scordati di chi ha girato, tanto per dire due nomi a caso, 48 ore e I guerrieri della palude silenziosa. Io no. E all' accoppiata di nomi mi sono venuti i luccichini agli occhi come nei manga giapponesi.

Rigorosamente in sala da solo, popcorn formato jumbo a portata di mano, mi lascio avvolgere
completamente da questa avventura in cui ogni fotogramma trasuda un omaggio a quel cinema che tanto mi piace. Mi sono gasato già a partire dal primo secondo del titolo. La storia, va da sè, è secondaria: uno si concentra sui volti, sull' eroe e sul cattivone (un Jason Momoa aka Khal Drogo che ha il pysich du role necessario). La mano di Walter Hill si vede nella costruzione dei dialoghi tra i due protagonisti, nell' utilizzo di una colonna sonora mai invasiva ma che invece sottolinea ogni passaggio importante al momento giusto. Anche la scelta della location risulta azzeccata: basta metropoli, oramai abusate e invase da supereroi di ogni genere; meglio una poca battuta Louisiana. In questo contesto si inserisce Stallone che ricorda a tutti come sia un grande attore. Ironico, pungente, ovviamente muscolare come si confà alla situazione. Tutto il film procede con un ottimo ritmo senza mai arrancare un secondo fino al fatidico scontro con il cattivone e, ve lo posso assicurare, come duello mi ha sfatto sgranare gli occhi.

Attenzione, lo ribadisco: questo film è anacronistico, sembra uscito trent' anni fa con tutti i suoi pregi e dfetti e ridigitalizzato per renderlo fruibile agli spettatori digitali di oggi. Ma rimane un prodotto tipicamente 80's, quindi che ama le sgommate di Fast and Furious difficilmente si divertirà.
VOTO:

martedì 2 aprile 2013

La frode



Regia: Nicholas Jarecki



Cast: 
Richard Gere, Susan Sarandon, Brit Marling, Tim Roth, Laetitia Casta


Genere: Thriller

Produzione: (USA, 2012)

Trama: Tempi duri per Robert Miller: la sua holding ha un buco da 400 milioni di dollari e solo una vendita può salvarlo dalla bancarotta. Userà tutto il suo potere per far si che nulla si frapponga a questa vendita. Neppure un sospetto di omicidio.




Ancora in fissa per la visione di Margin Call ho deciso di dedicare una mini maratona sul genere "crisi
economica" e cosi mi sono gettato su questo film con Richard Gere. La storia si ispira vagamente alla vicenda di Bernard Madoff, autore della più grande truffa finanziaria della storia che nella pellicola trova il suo corrispettivo in Robert Miller, tycoon onnipotente a capo di una società che produce denaro manco fosse la Zecca di stato.
La prima sequenza è esemplificativa: Miller torna da un viaggio di lavoro con il suo jet privato per raggiungere la famiglia e festeggiare tutti insieme il suo sessantesimo compleanno. Normale vita di chi possiede milioni e affrontata con la sicurezza di un vincente uomo d' affari, una cornice perfetta. Ma dietro la cornice troviamo invece la sua corsa dall' amante capricciosa e la tensione per una firma che non arriva, una firma che gli permetterebbe di liquidare la sua società, tenuta in vita grazie a manipolazioni e magheggi tipici degli squali della finanza. A questa situazione decisamente complicata si va ad inserire anche la morte accidentale dell' amante causata proprio da Miller per via di un colpo di sonno.

L' intenzione del film è quello di mettere di fronte allo spettatore una situazione spinta fino agli estremi della difficoltà e mostrare quanto la moralità nell' uomo moderno, nell' uomo figlio del capitalismo spinto, sia sottile. Tutti hanno un prezzo, basta scoprire quale sia. Se in Margin Call veniva mostrato come il capitalismo sia strutturalmente marcio, La frode lavora sulla personificazione, sull' ego e sul carisma di un capitalista fino all' osso. Il tutto risulta piacevole e scorrevole grazie all' ottima interpretazione di Richard Gere che declina il suo charme in chiave negativa dando vita a un personaggio convincente.

Il film in definitiva scorre via fluidamente senza risultare mai pesante e tiene discretamente alta la soglia dell' attenzione. Certo, non si tratta di un capolavoro indimenticabile ma uno di quei film solidi di cui si sente sempre più il bisogno tra saghe teen e franchise allungatissimi.
VOTO:


domenica 31 marzo 2013

Buona Pasqua!

Cari fratelli e cari sorelli...ah no, abbiamo un nuovo Papa e sembra pure simpatico. Beh vi faccio tanti auguri di buona Pasqua e per chi ha tempo e voglia, rimanendo in tema pasquale, consiglio la visione di un film del 1988: L' ultima tentazione di Cristo. Martin Scorsese. Sempre attuale.

Ci rivediamo martedi, causa lavoro e impegni inderogabili con famiglie varie!

venerdì 29 marzo 2013

Margin Call


Regia: J.C Chanders



Cast:
Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Zachary Quinto, Stanley Tucci


Genere: Thriller

Produzione: (USA, 2011)

Trama: La crisi economica vista dagli occhi di un istituto di credito. In una notte si dovranno prendere decisioni che influenzeranno moltissime persone per anni.





C'è crisi. Lo sentiamo ogni giorno, in ogni declinazione possibile. Un tempo si diceva: "piove, governo
ladro"; ora si dice "non piove perchè c'è crisi". Ma da dove viene 'sta crisi? Chi l' ha generata? E, soprattutto, esattamente cos'è questa crisi economica? Sembrano domande scontate ma in realtà se ci pensate bene, non è che sappiamo esattamente come è nata tutta questa faccenda del 2008. Tutti termini tecno-economici, roba difficile da intendere. Ad esempio, sapete cosa significa "Margin Call?" Nemmeno io.
La definizione che mi offre sua divinità Wikipedia è la seguente:
In economia, la richiesta di integrazione (in inglese margin call) è lo strumento principale per diminuire o annullare il rischio di credito nel mercato dei Futures, ossia il rischio che un investitore con una posizione lunga o corta risulti insolvente a fronte di una variazione per lui negativa del valore della posizione assunta (lunga o corta).
Ecco, ora è tutto più chiaro........va beh, dai, lasciamo perdere.

Margin Call, il film intendo, riesce perfettamente a mostrare agli spettatori e ai comuni mortali la genesi
della crisi che ha portato la recessione economica come se fosse la cosa più semplice del mondo (citando il film, "spiega come se lo spiegassi ad un bambino o ad un golden retriver"). La sua forza è proprio questa: riuscire a rendere comprensibile e, cinematograficamente parlando, appassionante un tema che non può essere ne l' uno, ne l' altro.


La prima sequenza è un incubo: i cosiddetti tagliatori di teste arrivano, ti prendono, ti mettono in mano una proposta e ti fanno accompagnare alla porta. Tutto in 5 minuti scarsi. Poco prima un uomo stava seduto al suo computer, un attimo dopo gli han bloccato anche il cellulare. Inquietante. Se l' incipit è duro, il proseguimento non è da meno: utilizzando come spazio i vari piani di un grattacielo, la storia si dipana come un thriller facendo avanzare di pari passo la tensione con il salire i piani del palazzo.
Si comincia con un semplice analista alla sua postazione e si arriva al capo supremo dell' istituto di credito che arriva con il suo elicottero, passando per ogni figura gerarchica tra i due. Io penso sia una trovata semplice ma di grande impatto che permette allo spettatore di non arretrare neanche un cm.

Con l' arrivo dello squalo Jeremy Irons (il suddetto capo supremo) nel film prende il sopravvento la
questione etica e morale e le conseguenze che ogni scelta comporta verso se stessi e verso chi ci circonda/investe. Pienamente esplicativi sono due discorsi pronunciati uno da Paul Bettany su come in un mondo equo tutta la gente "normale" non potrebbe fare la vita che fa e l' altro, ovviamente, detto da Irons a chiusura del film che non vi anticipo ma vi assicuro che rende perfettamente l' idea di come il capitalismo funzioni. Altro che Gordon Gekko.

A mio parere il film funziona bene grazie alla regia semplice ma incisiva di J.C. Chandor (esordiente molto interessante) ma soprattutto ad un cast in stato di grazia dove spiccano Kevin Spacey, capo dei trader che si commuove per la morte del suo cane ma non si preoccupa di informare il figlio del casino che sta per succedere, e Jeremy Irons a cui darei un semplice aggettivo: diabolico.
C' è crisi, e ora ne so un pochino di più.
VOTO:

giovedì 28 marzo 2013

I Croods


Regia: Chris Sanders, Kirk de Micco



Cast: 
Nicholas Cage, Emma Stone, Ryan Reynolds, Cathrine Keener


Genere: Animazione

Produzione: (USA, 2013)

Trama: La giovane e avventurosa Eep è la figlia maggiore dei Croods, cavernicoli il cui capo famiglia ritiene che l' unico modo per sopravvivere alle bestie feroci sia quello di rimanere chiusi in una caverna. Tutto cambierà quando arriverà il giovane Guy e i Croods si avventureranno in un viaggio che potrebbe cambiare per sempre le loro vite.







Io faccio parte dello schieramento che ha trovato il precedente lavoro di Chris Sanders, Dragon Trainer,
un capolavoro pazzesco. Quindi le aspettative per questo film erano decisamente sopra la media e devo dire che non ne sono rimasto affatto deluso. Certo, non si toccano le vette vichinghe precedenti ma risulta una bella storia. Le tematiche sono quelle classiche: emancipazione, figli ribelli in conflitto con i genitori, paura dell' ignoto e ogni spettatore può ritrovarsi in uno dei personaggi della strampalata famiglia Croods.

La prima parte punta l' attenzione verso il legame molto stretto tra i membri della famiglia e il loro
vivere chiuso e senza orizzonte, il tutto condito in salsa commedia slapstick (la scena della caccia ne è un esempio) e anche il colore scelto è unico: vita monotona e monocromatica. I personaggi sono caratterizzati in maniera decisa e forte e per inquadrarli bastano poche battute e gesti.
Con l' arrivo di Guy la storia prende una svolta e diventa più intima e personale. Il viaggio verso il "domani" sarà occasione di scoperte incredibili (ed infatti i colori qui si sprecano) ma soprattutto un' analisi introspettiva sul valore della famiglia e della sua salvaguardia durante la quale ogni cavernicolo si trasformerà ed "evolverà".

Il risultato risulta godibilissimo, sempre ben alimentato da sequenze movimentate e divertenti. Vero asso della manica del film risulta "Laccio", l' animaletto tutto fare di Guy: spassoso, sempre attento ad ogni esigenza del suo compagno e autore di una colonna sonora che è da morir dal ridere!! Per chi cerca un buon film d' animazione da vedere con grandi e piccini per riscoprire il valore della famiglia è sicuramente indicatissimo.
VOTO:

mercoledì 27 marzo 2013

The Amazing Spiderman


Regia: Marc Webb



Cast:
Andrew Garfield, Emma Stone, Rhys Ifans, Martin Sheen


Genere: Azione

Produzione: (USA, 2012)

Trama: Peter Parker viene morso da un ragno transgenico e acquisisce dei superpoteri. Troverà il modo di usarli per il bene di chi lo ama?









In principio furono Sam Raimi e Tobey Maguire a mostrare al mondo l' Uomo Ragno: tre film e incassi stellari. E la qualità?Parafrasando Sergio Leone, un buono (il primo), un capolavoro (il secondo), un
disastro (il terzo). E cosi, Raimi abbandona la nave e tutto si ferma. Nel mentre, scoppia la cinecomic mania e la Sony (curiosamente i diritti dell' Uomo Ragno non appartengono alla Marvel Studios) non vuole perdersi una fetta della torta e hanno pensato: "facciamo un reboot!!" Scrosci di applausi e nuovo regista, nuovo cast, perfino nuovo titolo (un "amazing" in più che dà un tocco di moderno).
Che dire? Innanzitutto non vedevo tutta questa necessità di un reboot. La trilogia di Raimi è fresca e nel bene e nel male ha soddisfatto un pò tutti quanti. Per fare un paragone, Nolan ha fatto legittimamente un reboot di Batman dopo una deriva kitsch e ridicola di Joel Schumacher (dai, onestamente, i capezzoli del costume di George Clooney non si possono vedere). Qui invece mi sembra un pò una forzatura dettata semplicemente dalla logica dell' incasso.

La produzione e il regista decidono di reinventare completamente il personaggio di Peter Parker: non è più uno sfigato borderline, ma un ragazzo ribelle dotato di un' intelligenza superiore alla media. Non
viene morso per caso, ma un pochino se la va a cercare. Persino l' accettazione dei suoi nuovi poteri avviene in maniera molto disincantata. Non abbiamo Mary Jane, ma Gwen Stacy. Il tutto in una cornice liceale degno delle migliori pellicole "high school". Non mi sembra un film sui supereroi ma confido nel cattivone di turno, spesso vera chiave di volta dell' Uomo ragno. Il prescelto è Lizard, uno dei miei preferiti. E' un personaggio molto complesso, dilaniato dalla dualità uomo-bestia e dalla volontà di fare del bene contro la potenza distruttiva della forma animale. Beh, anche qui viene tutto semplificato al minimo termine lasciando soltanto qualche traccia allo spettatore. E non parliamo degli effetti digitali che fanno sembrare la pelle del lucertolone molto più simile a una trota che a un rettile.
Il ritmo invece non è affatto male, le sequenze di azione sono alternate a momenti di dialogo e, nonostante sia tutto molto prevedibile, ci si affeziona ai personaggi ed in particolare al caro Zio Ben, interpretato da un ottimo Martin Sheen.

In conclusione, posso affermare che le intenzioni della produzione di ricominciare daccapo un franchise siano pienamente riuscite però con un deciso "downgrade" a livello di contenuti e di sub-plot, come se si volesse puntare a una fascia di pubblico più giovane o, forse, a un pubblico che corre veloce come un tweet e non vuole più di tanto fermarsi a riflettere sulle scelte dei personaggi. Ovviamente valangata di soldi incassati e sequel in produzione. Staremo a vedere.
VOTO:

martedì 26 marzo 2013

La cuoca del presidente


Regia: Christian Vincent

Cast:
Cathrine Frot, Jean d'Ormesson, Hippolyte Girardot


Genere: Commedia

Produzione: (Francia, 2012)

Trama: La cuoca di campagna Hortense Laborie viene scelta dal presidente francese Mitterand alla ricerca di cibi semplici, per la sua dieta personale. Dovrà scontrarsi con invidie e regole che l' Eliseo impone e allo stesso tempo soddisfare il palato dell' uomo più potente di Francia


Ultimamente la Francia grazie a parecchie pellicole azzeccate ha riacquistato una visibilità 
internazionale che si era un poco oscurata negli ultimi anni. Quindi i nostri distributori ovviamente si sono buttati a pesce sul nuovo filone d' oro e se un film batte bandiera francese automaticamente passerà nelle nostre sale. Peccato che non tutte valgano davvero la pena e La cuoca del presidente fa parte di questa categoria.

Personalmente amo il cibo e quindi una pellicola che ne parla diventa quantomeno appetitosa e il tema
sembrava interessante: liberamente ispirato da una storia vera, il rapporto tra la cuoca e il presidente francese mi aveva fatto immaginare una miriade di possibilità. Invece il film procede piattamente per tutta la sua durata diventando semplicemente una carrellata di piatti manco fosse la prova del cuoco. Un vero dispiacere. Non per i piatti che mi han fatto venire voglia di timballi e torte saint honoré ma per l' occasione sprecata di veicolare il cibo ad un canovaccio di storia. Approvo la scelta di mantenere Mitterand sullo sfondo, con pochi dialoghi suggestivi e ben calibrati ma contemporaneamente non si può neppure sacrificare ogni altro personaggio limitandoli a comparsate qua e là. In definitiva si passa un' ora e mezza senza troppi sussulti e si finisce con lo stomaco in subbuglio non per le emozioni ma per i piatti che passano senza poterli assaggiare. Ecco, se nei cinema proponessero i piatti del film durante la visione probabilmente sarebbe un successone. Ma cinematograficamente parlando, un buon piatto non fa un buon film

VOTO:

Liebster Award

Stamattina ho ricevuto la notizia di essere stato nominato da Movies Maniac per il Liebster Award. Quindi in primis un grazie per questo premio. Ora veniamo alla parte pratica, le regole sono:

1) ringraziare chi ha assegnato il premio citandolo nel post.
2) rispondere alle undici domande poste dal blog che ti ha premiato.
3) scrivere undici cose su di te.
4) premiare undici blog che hanno meno di 200 followers.
5) formulare altre undici domande a cui dovranno rispondere gli altri blogger.
6) informare i blog del premio.

Senza ulteriore indugio rispondiamo alle domande.

1) Se facessero un film su di te, a chi darebbero la tua parte?
Vorrei che fosse il Jim Carrey di Se mi lasci ti cancello
2) C'è sicuramente un film che ti piace, ma di cui ti vergogni. Qual è?
Ricky Bobby - La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno. (Già il titolo dovrebbe dire tutto?
3) Tim Burton e Johnny Depp hanno una lite furibonda e dichiarano che non lavoreranno mai più insieme. Come la prendi?
Se ci riferiamo a Sweeney Todd e Dark Shadows, poco male. Se ci riferiamo a Ed Wood e Edward mani di forbice, sarebbe un gran peccato.
4) Un film che vorresti recensire
Un film di fantascienza di Tarantino
5) Il film che hai visto il maggior numero di volte
Guerre Stellari del 1977. Ho perso il conto, comunque più di 25 volte
6) Il film che ti ha fatto più ridere in assoluto?
La strana coppia con Walter Matthau e Jack Lemmon
7) Il primo film che ti ricordi di aver visto da piccolo/a?
Alien a 6 anni
8) Un viaggio che vorresti fare (prima o poi)
Attraversare il Giappone: Tokyo, Kyoto, Hiroshima, Yokohama
9) Descriviti in una parola.
Meditabondo
10) Prima di addormentarti, a cosa pensi?
A come migliorare la mia vita
11) Sei stanco/a di rispondere alle mie stupide domande?
Non sono stupide. Hanno richiesto una buona dose di concentrazione.


Ora le undici cose su di me:

1) E.T. mi fa una paura fottuta e non sono mai riuscito a vederlo tutto.
2) Amo la cucina e il buon mangiare.
3) Mi piacerebbe scrivere una sceneggiatura tratta da "Il conte di Montecristo" e farne un serial da 13 episodi. Mi sto attrezzando.
4) Il mio libro preferito è Moby Dick. Ovviamente vorrei un adattamento cinematografico contemporaneo dopo quello del 1956.
5) Amo il mare grigio e in tempesta.
6) Sono rimasto folgorato dalle Cliff of Moher in Irlanda.
7) Erano anni che volevo aprire un blog. Finalmente mi sono deciso. E mi piace un sacco.
8) Vorrei che esistesse il teletrasporto di Star Trek.
9) Nel mondo dei supereroi il più figo è Batman. Punto.
10) A mio modo di vedere il cinema italiano è fermo a Fellini.
11) Penso che i gatti siano la nobiltà fatta animale.

And the winners are....................
Combinazione Casuale
Life functions Terminated
Viaggiando (meno)
Il cinema spiccio
Montecristo
Le maratone di un bradipo cinefilo
50/50 thriller
Il bollalmanacco di cinema
La fabbrica dei sogni
Triccotraccofobia
Midian

E, infine, le mie undici domande.

1) Sei su un' isola deserta. Che personaggio di un film vorresti avere al tuo fianco?
2) Quale supereroe vorresti che ti salvasse se fossi in pericolo?
3) Hai la possibilità di riscrivere il finale di Lost. Ne approfitti?
4) Se potessi mangiare un solo cibo per tutta la vita, quale sceglieresti?
5) La tua citazione preferita?
6) E' nato prima l' uovo o la gallina?
7) Emma Stone o Emma Watson? BeldilEMMA.
8) In che epoca vorresti vivere?
9) Esiste una scena di un film che ti fa sbellicare dalle risate in qualunque situazione ogni volta che ci ripensi?
10) Ti piacerebbe se la tua vita fosse accompagnata da un jingle come nei musical e quale vorresti fosse?
11) Ultima domanda: tema libero, come a scuola.

sabato 23 marzo 2013

Contraband


Regia: Baltasar Kormàkur

Cast:
Mark Wahlberg, Kate Beckinsale, Ben Foster, Giovanni Ribisi


Genere: Azione
Produzione: (USA, 2012)

Trama: New Orleans. Chris Farraday, leggendario contrabbandiere, è costretto a riprendere il vecchio mestiere per saldare un debito contratto dal cognato. Sarà una lunga rincorsa verso chi minaccia la sua famiglia.










Mark Wahlberg è un tamarro. Quel tipo di tamarro da cui non ti aspetti altro che l' applicazione sistematica della sua tamarreide in ogni suo film. E, ad essere onesti, la cosa non è affatto male. Quando sono in cerca di una serata all' insegna dello svacco e la voglia di stimolare il cervello rasenta lo zero, il mitico Mark è una garanzia. Riesce anche a divertirmi alcune volte. Ovvio, non si deve fare un paragone con le divinità degli '80 (Schwarzy, Sly, Willis....): sarebbe impietoso nei confronti di Wahlberg. Invece limitandoci a questi anni lui e Vin Diesel ti ricordano che il tamarro al cinema ha il suo perchè in determinati frangenti. Cosi, ben conscio di ciò che mi si prospettava, ho appoggiato il cervello sul comodino e ho iniziato a vedere Contraband.

Il bello di questo tipo di film è che la trama la racchiudi nel titolo. Nel senso, solo con il titolo capisci già tutto il film. E il mio cervello ringrazia per lo sforzo evitato. In questa occasione vediamo Wahlberg costretto a ritornare a fare il contrabbandiere per sistemare un casino combinato dal fratello della moglie.  Ovviamente questo è un semplice pretesto per permettere a Mark di menare un pò di cazzotti e sconfiggere nel mentre praticamente tutti i loschi personaggi che incontra. Quindi la pellicola scivola via su dei binari lineari e dritti come le chiuse dello stretto di Panama dove la nave del protagonista recupera la merce da portare negli USA. A proposito di Panama, sembra che siano tutti corrotti o inclini a farsi corrompere e hanno un corpo di polizia che non si preoccupa di sparare qualcosa come un miliardo di proiettili addosso ai cattivoni. Tutto nella norma, il cervello continua il suo riposo.

I personaggi di contorno non sono altro che semplici sassi messi li per riempire la scena, in particolar modo la Beckinsale. Bella, innamorata, lì in attesa che Mark arrivi e a suon di pugni la salvi. Diciamo inoltre che la sua espressività è un insulto ai sassi di cui sopra. Menzione d' onore a Giovanni Ribisi; lui tutto quello che fa riesce a dargli un tocco personale e mi piace un sacco.
Insomma un film nel suo genere perfettamente riuscito. Durante i titoli di coda provvedo a riprendere il mio cervello che si è fatto un paio di ore di dormita e lo trovo particolarmente riposato e mi accingo a spegnere il televisore. Chiudo con un sussulto: l' ambientazione di New Orleans risulta decisamente azzeccata e affascinante e, soprattutto, la canzone che chiude il film è da brividi. Un omaggio a un genio e unico momento in cui il mio cervello ha dato segni di vita.




Ah, dimenticavo...il mio cervellino alla fine ha sentenziato.
VOTO:

venerdì 22 marzo 2013

Il Lato Positivo


Regia: David O. Russel

Cast:
Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert DeNiro, Jacki Weaver, Chris Tucker


Genere: Commedia
Produzione: (USA, 2012)

Trama: Pat è affetto da disturbo bipolare e finisce in clinica dopo aver scoperto la moglie fedifraga. Dopo essere uscito cerca di recuperare l' equilbrio perduto nella casa dei suoi genitori. Ma forse l' aiuto più importante può arrivare da una persona inaspettata.







Piccolo sfogo: io mi domando spesso quale sia la ratio che muove la traduzione dei titoli delle pellicole. Un esempio su tutti, dato che è un film che amo (lo potete vedere nella mia Over the Top): Eternal Sunshine of the Spotless Mind tradotto con un Se mi lasci ti cancello, degradando cosi una strofa di una poesia di Yates ad un immaginario di commediole stile American Pie. Il lato positivo in originale sarebbe "Silver Linings Playbook" e guardando un pò nei siti in fase di lavorazione era chiamato L' orlo argenteo delle nuvole", decisamente suggestivo pensando che si tratta un film sulle malattie mentali. Ma niente da fare, si cerca di semplificare al minimo termine. Per carità, niente di cosi grave come nel caso della magnifica pellicola di Gondry, tuttavia sarebbe più accattivante se qualche volta si osasse di più. Fine dello sfogo.

Arrivato colpevolmente dopo gli Oscar dove è stato protagonista con otto nominations e la statuetta a Jennifer Lawrence come Attrice Protagonista finalmente possiamo goderci l' ultimo lavoro di David O. Russel. Chi è costui? E' quello che ha girato Three Kings e soprattutto The Fighter, dove Christian "Batman" Bale ha vinto l' Oscar e anche Mark Wahlberg è bravo e credibile. Insomma, uno che con gli attori ci sa fare. E il risultato si vede: cimentarsi con un tema come le malattie mentali risulta sempre ostico, a meno che tu non sia Jack Nicholson con le sue sopracciglia, e qui tutti gli attori sono perfettamente in parte. Io vorrei soffermarmi particolarmente sulla prova di Bradley Cooper, finito un poco nel dimenticatoio grazie ad un' interpretazione "monstre" della Lawrence la quale riesce ad attirare  a sè, manco fosse un pianeta con una sua forza di gravità, ogni elemento del film. Ma in questo Cooper non è assolutamente inferiore, anzi, io l' ho ritenuto spettacolare. E' riuscito a creare un percorso emozionale tale da permettere ad ogni spettatore di crescere e di ritrovare il filo della sua vita insieme a lui, come se gli fossimo accanto. Merce al giorno d' oggi decisamente rara.

Se da un lato (positivo) abbiamo due attori che fanno a gara a chi è il più bravo, dall' altro (anche questo positivo) abbiamo una storia decisamente ben ritmata e mai banale. Le scelte di montaggio permettono di mostrare come un disturbo bipolare sia davvero faticoso e difficile da gestire creando un senso di oppressione e sfinimento all' inizio del film (coincidente con l' uscita di Pat dall' istituto psichiatrico) per poi degradare lentamente man mano che il protagonista "elabora una strategia". E' una commedia che si immerge completamente nel dramma e che poi ritorna commedia, insomma un buon surrogato di realtà che alla fine lascia dentro di noi un bel senso di serenità.

VOTO:

mercoledì 20 marzo 2013

Star Trek: il Futuro ha Inizio



Regia: J.J. Abrams

Cast: 
Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana, Simon Pegg, Winona Ryder


Genere: Fantascienza
Produzione: (USA, 2009)

Trama: L' equipaggio dell' Enterprise guidata dai giovani cadetti Kirk e Spock si trova a dover fronteggiare un nemico sconosciuto e potentissimo in grado di distruggere la Federazione e il bersaglio è proprio la Terra.




J.J. Abrams è un ragazzo di talento che ha sempre avuto la capacità di mollare la zampata vincente nel momento giusto. Tanto per citare i primi che mi vengono in mente Alias, ovviamente Lost, Cloverfield.
Il brand Star Trek negli Stati Uniti è probabilmente quanto di più simile ci possa essere ad una religione; ha i suoi adepti, le serie tv, i film, i costumi, le convention, il capitano Kirk e Spock non pagano più  da bere oramai da 50 anni circa.Quindi capite bene che avvicinarsi ad un tale colosso sia tutt' altro che facile e consigliabile: fai una cagata e milioni di persone vorranno la tua testa. Eppure il nostro J.J. non si è tirato indietro e non solo ha accettato ma ha avuto l' ardire di proporre di rispolverare l' equipaggio della serie classica. Roba sacra. Roba rischiosissima.

Eccoci dunque catapultati nella neonata Enterprise con i giovani Kirk e Spock all' inizio delle loro avventure, con ovviamente tutto l' equipaggio al seguito: il medico McCoy, l' ufficiale alle comunicazioni Uhura, l' ingegnere Scott, Cechov e Sulu. Perfetto. Uno si aspetta che si narri di come Kirk e Spock siano diventati Kirk e Spock e invece ecco che Abrams tira fuori il coniglio dal cilindro, o meglio, fa esplodere una bomba atomica: niente prequel, ma un reboot. Addio riferimenti e cronologia canonica, addio tutto quanto. Si ricomincia daccapo. Un nuovo inizio.

J.J. Abrams ha un' ossessione per il tempo e le sue implicazioni, chiunque ha visto le sue opere lo nota. Ovviamente sfrutta questo espediente per ricostruire da zero un' intera mitologia e potendo cosi creare nuovi filoni narrativi che seguendo i binari già tracciati sarebbero stati preclusi.
Il risultato finale non può che dirsi ottimamente riuscito. E' una pellicola che schiaccia l' accelleratore sull' azione e lascia la filosofia al minimo indispensabile, come dovrebbe essere quando si è giovani e irrequieti. Chris Pine e Zachary Quinto risultano ottimi nel rappresentare la dicotomia Kirk/Spock, passione/ragione, ma anche qui nulla è come sembra e ogni scena rappresenta un nuovo punto di vista, una nuova possibilità di esplorare i personaggi. Per chi è un "trekker" sarà divertente vedere la saga completamente reinventata e scovare i vari omaggi che Abrams lascia lungo le due ore del film, per chi invece è a digiuno questa pellicola può rappresentare un buon apripista ad una delle saghe fantascientifiche più importanti del cinema e della televisione.

VOTO: